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27 agosto 2010

L'evoluzione del Teatro più o meno in breve.

Teatro: manifestazione spontanea dell'uomo, assistere a prove d'abilità e forza, riti e coreografie a carattere religioso. (cit.)

Le maschere del Teatro
Nella sua concezione di base, il teatro ha ed ha sempre avuto come scopo la comunicazione diretta al popolo, agli spettatori. Dalle origini nell'antica Grecia fino a giungere alla Rivoluzione Francese è il romanticismo che riconosce al teatro la possibilità di dettare i canoni di una nuova morale nel diffondere nuove idee, nuove usanze. Si arriva così al Risorgimento italiano dove il teatro ha lo scopo di tenere sveglio lo spirito patriottico della borghesia, a dispetto delle varie censure e solo alla fine dell'800, il teatro viene visto e sentito come strumento interpretativo della realtà.
Proprio di questo periodo è il lento rinnovamento del teatro in ogni suo aspetto; subisce l'influenza delle linee culturali: del classicismo, del tardo romanticismo, del realismo, del simbolismo.
Scaturisce così un teatro che si propone come momento di celebrazione di un rito laico nelle forme dell'arte, abbandonando la sacralità delle tragedie antiche e le rappresentazioni ottocentesche autocelebrative.

Nel '900 il teatro sboccia in una molteplicità di nuove forme e nuove strutture, influenzato dai cambiamenti, dalle nuove avanguardie, dall'espressionismo: una denaturalizzazione della classica rappresentazione.
L'antitradizionalismo porta alla stilizzazione grottesca con nuove forme di teatro: la pantomima, il marionettismo, il mimo, arrivando alle forme della biomeccanica e del costruttivismo.
La rappresentazione da statica si trasforma in dinamica, in essa la deformazione sistematica di sensazioni, emozioni e caratterizzazioni, indirizza la recitazione e la struttura scenografica verso la ricerca di una realtà "altra".
E' il futurismo a portare nuove sperimentazioni nel teatro: con la fusione tra palcoscenico e platea, con il carattere terapeutico e rigenerante della rappresentazione per attori e pubblico.
Si realizzano così le nuove forme di teatro: "totale" e "simultaneo"; si mettono in scena i grandi drammi storici, utilizzando e sperimentando enormi strutture metalliche, tapis roulants, proiezioni cinematografiche, suoni, musica. In Europa e in America il teatro si sviluppa, si modernizza diventando per tutti "teatro collettivo".
La sua evoluzione è passata dalle sovvenzioni mecenatesche dei principi, poi dei grandi industriali, fino ad arrivare a quella degli enti pubblici seguendo lo sviluppo della società.

Nel suo sviluppo il teatro ha vissuto tutte le sfaccettature, tutte le tappe di una ripida scalata fino all'apice massimo: la crisi del teatro; con l'avvento di cinema, televisione e cause concomitanti.
Tale crisi viene superata per opera di artisti seri e preparati, amanti del teatro che si esibiscono in spettacoli di alto valore artistico. I teatri diventano stabili con sede fissa, scuole ed accademie insegnano i "mestieri" ad esso collegati; si assiste all'internazionalizzazione del teatro, facilitata da scambi, festival, incoraggiamenti statali e incontri culturali. Nasce il "teatro decentrato" con rappresentazioni messe in scena ovunque: cortili, scuole, piazze, fabbriche; una pianificazione culturale tra centro e periferia delle grandi città e centri minori.

Le attuali rappresentazioni del teatro di prosa prendono spunti e tecniche da altri generi: il teatro di animazione, il teatro delle ombre, il balletto e la musical-comedy; la distinzione tra teatro tragico e comico ha perso ogni valore, il "Dramma" (teatro tragico) comprende gli autori rappresentativi della letteratura teatrale del '900, le altre forme sperimentali contemporanee antiletterarie sono identificate con nomi specifici: avanspettacolo, cabaret, caffè concerto, musical, teatro d'ombre, operetta, opera dei pupi, commedia, commedia dell'arte, varietà, vaudeville e la comèdie harmoyante.

Il teatro è stato e sarà sempre il fondamento della nostra cultura.

16 febbraio 2010

Estemporanea sulla storia del Teatro: il ruolo dell'attore.


Il soggetto fondamentale del teatro è l'attore, difficile portare in scena una commedia o una tragedia senza qualcuno che dia vita e parola alla scena scritta.
Ma non sempre gli attori sono stati adulati, fotografati, mitizzati e strapagati come ai giorni nostri, anzi!!
Facciamo un salto indietro, alle origini di tutto, nell'antica Grecia gli attori erano tutti uomini ed indossavano una maschera, questa aveva un significato rituale legato alla natura religiosa delle tragedie, infatti la maschera permetteva di "diventare altro da sè", l'attore indossando la maschera poteva diventare un mostro o un dio, un eroe o un'animale.
L'attore in questi tempi veniva chiamato hipokrités cioè "colui che risponde" all'inizio era colui che risponde al coro (la tragedia era un dialogo tra pochi attori e il coro che cantava o recitava sempre rivolgendosi all'attore) ma nelle lingue neo-latine si trasforma in ipocrita cioè colui che mente, che dice le parole di un'altro, che assume le sembianze di un'altro sempre nella falsità.
Gli attori inoltre erano pochissimi, massimo tre e l'uso della maschera permetteva ad un solo attore di sostenere più parti.
Nel Medioevo ancora persiste l'idea di attore come mistificatore che ammalia gli spettatori per la sua abilità di essere ciò che non è, trasformandosi in altro da se.
Da Tertulliano "Il teatro ha natura diabolica perchè il diavolo in persona si è posto come il primo attore dell'umanità, nel momento in cui si è camuffato da serpente per tentare Eva."
Ecco così gli attori alla stregua di demoni o indemoniati, posseduti dal più cupo dei peccati.
Solo nel Rinascimento abbiamo un piccolo cambiamento, il teatro si trasferisce nelle corti dei Principi e l'attore diventa un semplice cortigiano che si presta in questo nuovo genere di rappresentazioni, sono recitanti che cambiano di volta in volta non essendoci ancora le "professioni dello spettacolo".
A Venezia abbiamo la prima vera e propria compagnia teatrale "la Compagnia della Calza" in cui sempre lo stesso gruppo di attori inizia ad essere stabile e a portare in scena più spettacoli.
Bisogna puntualizzare che gli attori sono sempre uomini, che questo non è il loro lavoro, i "compensi" non bastano a sostituir la paga di un lavoro sicuro e son visti come i più peccaminosi tra gli uomini.
Si procede così fino alle Commedia dell'Arte quando anche le donne iniziano a calcare le scene, ma la loro reputazione è alla stregua di donne di compagnia che non disdegnano l'esser adulate e mantenute da ricchi gentiluomini, e così si passa dall'attore come demonio all'attore-meretrice che usa il proprio corpo per divertire ed affascinare.
Solo quando le compagnie teatrali inizieranno a girare per paesi e città il mestiere dell'attore diventerà lavoro a tutti gli effetti e mano a mano con il passare dei secoli si eleva da uno stato di degrado e corruzione fino ad arrivare ad essere uno dei mestieri più agognati.
Un gran bel cambiamento!

A proposito di Stanislavskij e di quel suo metodo...

Stanislavskij

Si sente tanto parlare di questo famigerato "metodo Stanislavskij", ma che cos'è?
Iniziamo col dire che il famoso attore, regista, teorico teatrale ed eccellente scrittore russo si è sempre discostato dall'affermazione che lui avesse inventato un "metodo" di sana pianta.
Stanislavskij ha riutilizzato un metodo psicologico chiamato "psicotecnica", un metodo che prevede l'applicazione della psicologia al lavoro inteso in senso generale.
Il teorico russo ha semplicemente applicato la psicologia al teatro andando quindi a delineare e catatterizzare i vari personaggi con una psicologia ben definita formata da pensieri, emozioni, carattere e modi di reagire alle situazioni.
Così facendo ha aperto una nuova pagina nella storia del teatro, si passa così da personaggi predefiniti con poche e standardizzate caratterizzazioni, a personaggi complessi, in cui l'attore si deve immedesimare, pensando come il personaggio, agendo come il personaggio, emozionandosi come il personaggio, essendo il personaggio.
L'attore deve riuscire a far proprio il personaggio, rielaborando interiormente le emozioni attraverso degli esercizi che propongono questi sentimenti ed emozioni estrapolate dal sottotesto teatrale, descritto dai minuziosi gesti del personaggio.
Il "metodo Satnislavskij" si può spiegare quindi come un'interiorizzazione del personaggio, fino a diventare ciò che il testo descrive.

15 febbraio 2010

Quando parliamo di Deus ex Machina


Questa frase tanto usata ed abusata ha un'origine ed un uso ben specifico.
Si risale ai tempi degli albori del teatro, nella Grecia antica, la Grecia di Eschilo, di Polluce, di Aristotele, quando gli Dei discendevano dall'alto per intervenire nella scena e modificare a loro piacimento lo svolgersi della tregedia.
"Deus ex Machina" deriva dal greco antico e tradotto significa: Dio che viene dalla macchina.
Infatti l'inervento divino proveniva dall'alto e quindi l'attore si posizionava su una sorta di gru di legno con piattaforma, posta al di sopra della scena e raggiungibile tramite una scaletta nascosta, il "theologhéion" (luogo da dove parla un dio) oppure con la "mechané" (macchina) veniva trascinato in aria da una sorta di gru che sollevava gli attori simulando il volo.
Ed ecco quindi svelato il mistero del Deus ex Machina, un semplice intervento dall'alto.

20 gennaio 2010

Perchè Shakespeare viene considerato un mostro sacro del Teatro di tutti i tempi?

William Shakespeare

Come mai Shakespeare viene considerato il più grande drammaturgo di tutti i secoli?
Le sue opere sono rappresentate ovunque e tradotte in quasi tuttle le lingue, le sue composizioni hanno la capacità di far ridere, di far piangere, far commuovere ognuno di noi in modo diverso l'uno dall'altro ed in modo diverso anche nelle varie età della vita.
Una capacità incredibile, un genio imparagonabile a qualsiasi altro autore...ma perchè?

Perchè nel "Periodo Elisabettiano" (1558/1603) si assiste ad una rivoluzione del teatro, della sua struttura, nell'allestimento degli spettacoli, nei copioni e nelle messe in scena.
Nel primo decennio il teatro è connotato da tratti "infantili": non c'è il rispetto delle trame dei copioni, non vengono rispettate le regole aristoteliche di Tempo, Luogo e Spazio, nè il "senso
comune", si mescolano tra loro tragedia e commedia in un tripudio altalenante di linguaggio sublime e volgare dialetto; per quanto riguarda l'allestimento degli spettacoli non esistono elementi scenografici veri e propri ed i luoghi ove si svolge l'intreccio sono spiegati esclusiavamente dai gesti e dalle parole dell'attore.

Ed è qui che la genialità del nostro caro Shakespeare lascia le sue impronte indelebili nella storia del teatro: inserisce una drammaturgia ed un allestimento tecnico delle scene sobrio ma carico di energie evocative, vuole rendere partecipe il pubblico accendendo in lui le "forze visionarie della fantasia" ed il pubblico così diviene partecipe allo spettacolo, attivamente, attraverso le emozioni che riesce a trasmettere e le capacità immaginative messe in moto.
Il Bardo inserisce la "regola aurea del buon teatro" mira cioè ad una misura artistica in cui ognuno svolge al meglio la propria parte ben definita e stabilita, l'autore, l'attore e vi è una definizione della spazialità e la partecipazione attiva della platea.

Per non parlare poi dell'innovazione nella struttura del teatro, il conosciutissimo Globe Theatre
costruito nel 1598 dalla compagnia teatrale a cui Shakespeare apparteneva (tra le altre cose ha fatto pure l'attore!!) è un'autentico capolavoro architettonico che permetteva al nostro autore di poter attivare la sua "regola aurea" grazie al palco dalla forma particolare allungata verso l'area della platea, tre lati lasciati liberi alla vista del pubblico, l'assenza del sipario, l'assenza del tetto che permetteva solo spettacoli diurni, le balconate per i suonatori e gli attori per scene su più piani e una torretta dalla quale un araldo suonava la tromba all'inizio ed alla fine di ogni spettacolo.

Che dire poi delle sue opere, così attuali anche ai giorni nostri grazie ai temi universali che le animavano: il potere dell'amore che vince ogni cosa, l'amore aulico puro e immortale, l'ambizione che logora e porta alla pazzia, il conflitto tra diverse generazioni, la guerra, la morte...questi temi inoltre erano trattati in modo tale che si potessero riferire a differenti classi sociali, dai re e regine ai nobili, dai soldati al popolo; inoltre le trame includono canzoni, musiche e danze per una rappresentazione ricca e completa.
Fu questa l'epoca in cui si formarono le prime compagnie teatrali professioniste, infatti nel 1572 il "Retainer's Act" ammette, seppur con qualche restrizione, l'esercizio pubblico del recitare ma anche qui fu trovata la scappatoia: le "Troupes dei Mestieranti" si fanno assumere dalle famiglie aristocratiche come "Men" o "Servants" (domestici) per non incorrere nelle restrizioni imposte.

In un panorama di cambiamenti anche le tipologie teatrali vennero ridefinite dal nostro Shakespeare: le forme plastiche come tragedie e commedie, "histories" sul passato del regno anglosassone, le "problem plays" drammi problematici e le "dark comedies" le commedie tenebre; dei prodotti non classificabili composti dal Bardo sono esempio "Sogno di una Notte di Mezza Estate" commedia d'intrigo amoroso ricca di fate e folletti, una farsa scatenata con tracce di mitologia e virtuosismo barocco, e "La Tempesta" una fiaba di magia con temi politico-aristocratici, spunti tratti da canovacci di attori italiani ed esiti da commedia.
Così abbiamo un repertorio di personaggi e fabule che rendono la scena luogo elettivo dell'evocazione di eventi "magnifici" che prendon spunto dalla mitologia, dalla letteratura classica prendendo ad esempio la realtà del luogo e del tempo, magnificandola in componimenti teatrali.

Ed ecco a voi una sintesi sulla grandiosità di un personaggio che ha contribuito al cambiamento del Teatro!

15 gennaio 2010

La prima donna in scena.


Sappiamo tutti che agli inizi dello sviluppo del teatro la parte delle donne era interpretata da giovani ragazzi imberbi dai lineamenti delicati, fanciulli effemminati vestiti e truccati da meravigliose ragazze.
Ma quando di preciso vennero ammesse le donne in teatro?

Nel 1570 i comici professionisti decidono di osare la spudorata carta di ammettere nelle loro compagnie anche le donne, una particolare tipologia di donne chiamate le "cortigiane oneste", non comuni prostitute ma disponibili dame di piacere istruite in musica, canto, danza ed elegente elquio.
Sono perlopiù donne dei ceti meno abbienti che per guadagnare si improvvisano "Signore Attrici", siamo nel periodo della Commedia dell'Arte ed ancora la Chiesa esercita il suo potere di censura sul teatro; non solo le donne atttrici vengono considerate alla stregua di meretrici e streghe della peggior specie ma gli attori, sia uomini che donne, venivano esclusia dai sacramenti e non venivano sepolti in terre consacrate.

Una svolta decisiva si ebbe con Isabella Andreini, prima donna in assoluto attrice, poetessa e scrittrice, insieme al marito inoltre (Francesco Andreini) fece parte della famosa "Compagnia dei Comici Gelosi" una tra le più conosciute e meritevoli compagnie dell'epoca che ebbe gli elogi di Torquato Tasso.

6 gennaio 2010

Il viola a Teatro? Non porta sfortuna!


Credo sia ora di sfatare questa leggenda che per secoli ha proibito qualsiasi pezzo di stoffa viola, o qualsivoglia oggetto del medesimo colore, da portare entro i confini di qualsiasi teatro.

Bisogna risalire a tanto tempo addietro, nel periodo del Medioevo.
In quegli anni la Chiesa non vedeva di buon occhio le compagnie teatrali nomadi (esistevano quelle all'epoca), considerando gli attori alla stregua di prostitute, in quanto facevano mercimonio del loro corpo per mentire, ammaliare il pubblico, con la loro capacità di essere ciò che non erano, diventavano altro da sè.
Facevano risalire questa credenza ad Adamo ed Eva tentati dal Demonio, primo attore che si trasformò in serpente per sedurre Eva.

Fu San Francesco D'Assisi a sdoganare la demonizzazione degli attori facendosi "Giullare di Dio" spettacolarizzando le prediche, e Tommasuccio da Foligno fu il primo a realizzare numeri da saltimbanco per attirare i fedeli.
Così lo "spettacolo" (non c'è ancora la nozione di teatro) diventa un mezzo di educazione dei fedeli, si assiste quindi ad un processo di teatralizzazione dei riti ecclesiastici.

Solo alla fine del Medioevo si crea il teatro profano: all'interno della messa in scena religiosa si iniziano ad inserire degli intermezzi comici che andranno poi a svilupparsi nel vero e proprio spettacolo teatrale.
L'influenza della Chiesa però, continua a farsi sentire in modo pressante, soprattutto nel periodo della Quaresima, in cui qualsiasi tipo di spettacolo (sacro o profano) veniva sospeso, gli attori potevano cimentarsi esclusivamente in una rappresentazione della Passione.

La causa della superstizione del viola è il potere coercitivo che la Chiesa esercitava anche sul teatro, nel periodo della Quaresima, fino a non molto tempo fa, erano vietati gli spettacoli teatrali e la paura del viola deriva dai paramenti sacri che vengono utilizzati in questo periodo.

Ecco così risolto un dubbio amletico che va avanti da secoli! :)